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L'industria elettrica europea prese il via a Milano, nel giugno del 1883, quando in via Santa Radegonda entrò in funzione una centrale termoelettrica da 400 kw predisposta su quattro dinamo (era la seconda del mondo) per illuminare alcune migliaia di lampadine a incandescenza situate in edifici privati. Nel 1885 entrò in servizio a Tivoli la prima centrale idroelettrica da 68 kw per la vendita d'energia a terzi.
Nel 1899 l'intraprendente Ignazio Ceretti, intuì i vantaggi della nascente industria elettrica e realizzò un impianto da 400 HP sul torrente Ovesca, per garantire il funzionamento di un nuovo laminatoio.
Successivamente, sul rio Brevettola, affluente dell'Ovesca, altre due centraline integrarono il fabbisogno dello stabilimento.
In Valle Antrona (1240 mt.) la "Edison" fu presente fin dall'inizio anche se parzialmente sotto lo pseudonimo di "Società Forze Idrauliche Valle Antrona".
I tre grandi impianti che coprono a catena il dislivello furono razionalmente studiati e non subirono sostanziali modifiche nel tempo, se non per lavori di manutenzione. Ancora oggi è in funzione l'impianto di Campliccioli che utilizza le acque del serbatoio Cingino (2044 mt.) alimentato dai torrenti Antigine e Troncone e quelle del rio Banella nel serbatoio di Camposecco (2077 mt.), per restituirle poi nel lago di Campliccioli (1375 mt.) (che ha la diga più alta dell'Ossola, 80 m).
Da qui vengono captate (così come quelle del sottostante lago d'Antrona e quelle del lago Cavalli (1490 mt.) sul torrente Loranco) e utilizzate a Rovesca in tre distinti salti.
Raccolte direttamente allo scarico con l'aggiunta dell'acqua residua dell'Ovesca, tramite un lungo canale vengono utilizzate a Pallanzeno e riportate infine al Toce.
Ricordiamo quanto fu importante per lo sviluppo della Valle Antrona la costruzione e il successivo esercizio degli impianti idroelettrici.
Pur essendo una valle molto povera (lo scarso terreno coltivabile era strappato alla montagna e terrazzato con tanta fatica), la sua popolazione iniziò a produrre carbone di legna già nel periodo della lavorazione del materiale di ferro, diventando in breve tempo molto esperto in questo lavoro, tanto da esercitarlo stagionalmente anche in Savoia, Svizzera e Francia, che raggiungevano a piedi.
Il collegamento stradale carrozzabile con il fondovalle giunse solo nel 1883, anche se i comuni lo avevano richiesto quasi trent'anni prima.
La via di comunicazione con il fondovalle si tradusse in benessere: alcuni trovarono lavoro nelle industrie metallurgiche e chimiche di Villadossola e nei cantieri ferroviari del Sempione, altri trovarono un'occupazione nei cantieri aperti per la realizzazione degli impianti idroelletnci.
Oggi giorno con l'automazione degli impianti, e la conseguente riduzione della manodopera si dovranno ricercare nuove forme di attività per poter sviluppare e conservare l'armonia della valle.




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